Galleria Vittorio Emanuele II Milano

Galleria Vittorio Emanuele II di Milano: storia e curiosità del “salotto buono”

La Galleria Vittorio Emanuele II Milano, dopo il restauro del periodo Expo, ha ritrovato l’originario splendore.

Ci sono una serie di curiosità sulla Galleria:

L’idea

La prima idea di una via commerciale che collegasse piazza Domo a piazza della Scala viene attribuita nel 1839 al patriota e scrittore Carlo Cattaneo.

Solo nel 1860 il Comune, ottenuti i permessi necessari per le espropriazioni, poté bandire il concorso di realizzazione. In mancanza di vincoli definiti, partecipò un numero altissimo di progetti, ma nessuno fu scelto. 

La dedica

Il Comune aveva già deciso in occasione del primo bando di dedicare la galleria a re Vittorio Emanuele II e fu proprio il sovrano, il 7 marzo 1865, a posare la prima pietra alla presenza, fra le molte autorità, dell’allora sindaco di Milano Antonio Beretta. 

Le Origini

Nel 1863, al terzo bando, fu scelto il progetto di Giuseppe Mengoni (1829-1877), architetto e ingegnere emiliano, a condizione che fosse disponibile ad alcune modifiche.

Prima fra tutte, realizzare una galleria a croce, con due bracci di lunghezza differente, anziché una unica come aveva proposto lo stesso Mengoni.   

L’episodio della tragedia

Nonostante il fallimento di una società appaltatrice e il conseguente rallentamento, la Galleria fu realizzata a tempo di record, in soli tre anni.

Tuttavia Giuseppe Mengoni non poté tuttavia vedere l’inaugurazione ufficiale perché morì precipitando da un’impalcatura durante un’ispezione. Un incidente secondo alcuni, un suicidio per altri. 

La forma ottagonale

Il braccio principale, ugello che collega piazza Duomo a piazza della Scala, misura 196,6, l’altro, più corto, misura 105,1 metri.  All’intersezione si trova lo spazio sormontato dalla cupola, chiamato “ottagono” per la sua forma ottenuta dal taglio dei quattro angoli all’incrocio delle due gallerie.

Le cime delle quattro pareti derivate dal taglio sono ornate ognuna da una lunetta dipinta, larga 15 metri e di altezza massima di 7 metri, che rappresenta un diverso continente.

L’Europa è raffigurata in abiti antichi e sorvegliata da un uomo alato che impugna un alloro: l’America viene rappresentata come una figura femminile circondata da afroamericani e da un indigeno.

L’Asia viene rappresentata seduta su un trono e omaggiata con doni da figure dai lineamenti asiatici. Infine l’Africa è rappresentata in abiti egizi e affiancata da un leone e un moro. 

Le palle del toro

La tradizione afferma che ruotare per tre volte su sé stessi col tallone del piede destro piantato in corrispondenza dei genitali del toro ritratto a mosaico sul pavimento dell’ottagono della galleria porti fortuna.

Il gesto in origine sarebbe stato eseguito come scherno verso la città di Torino, nel cui stemma è raffigurato il toro, per poi diffondersi semplicemente come rito scaramantico. 

Tale rituale, ripetuto centinaia di volte al giorno dai turisti (ma non solo), usura l’immagine del toro che deve essere restaurata frequentemente. Motivo di più per abbandonare questa consuetudine che, lo ricordiamo, è ovviamente inutile. 

Toro Galleria Milano

Il Salotto “buono di Milano

La Galleria si guadagnò il soprannome di “salotto di Milano” diventando sede della vita borghese cittadina che si dilettava a frequentare i nuovi negozi eleganti, ma soprattutto i ristoranti e caffè: alcuni.

Secondo il regolamento comunale, tutti gli esercizi all’interno della Galleria devono avere le scritte delle insegne color oro su sfondo nero

Pro o contro alla Galleria Milano

Pur piacendo ai milanesi, la Galleria non fu immune da critiche: alcuni non tolleravano le sue mastodontiche dimensioni.

Altri non apprezzavano il suo essere una via di mezzo tra un’opera di ingegneria e un’opera di architettura. Tranchant il giudizio dello scrittore milanese Delio Tessa: «Per me, ve lo dico, senz’altro si è sbagliato tutto.»

Il quadro

Una delle più celebri raffigurazioni artistiche della galleria Vittorio Emanuele II è la Rissa in galleria di Umberto Boccioni, che ritrae una zuffa tra donne davanti al Caffè Camparino, allora posto di fronte alla posizione attuale. Il quadro anticipa alcuni temi che saranno cari al futurismo. 

La storia

La Galleria fu tra i monumenti simbolo di Milano ad essere maggiormente colpiti dalle incursioni alleate: i bombardamenti avvenuti nell’agosto 1943 distrussero ovviamente la copertura in vetro e parte della copertura metallica, andando quindi a danneggiare le decorazioni interne.

Da marzo 2014 ad aprile 2015 la Galleria è stata oggetto di un accurato restauro, che ha consentito di riportare gli intonaci della Galleria ai colori originari. Sono seguiti interventi di restauro e pulitura delle superfici in pietra e cemento decorativo. In totale, è stato calcolato che sono occorse 35000 ore di lavoro per restituirle l’originario splendore. 

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